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Recoaro Terme

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Recoaro Terme

Recoaro Terme è situato nell'alto vicentino, ai piedi delle Piccole Dolomiti. Si trova al centro della "Conca di Smeraldo", così chiamata per il verde lussureggiante che circonda tutta la valle dell'Agno. è conosciuto soprattutto come centro termale di centenaria tradizione, noto per le sue acque e le proprietà curative, alle quali si sono affidati anche personaggi illustri, fra i quali il famoso filosofo tedesco Friedrich Nietzsche e la Regina d'Italia Margherita di Savoia. La fama delle sue acque è in effetti di antica data: il conte Lelio Piovene ne divulgò le virtù già nel 1689, nel 1752 la Serenissima le dichiarò "bene pubblico" e già alla fine del Settecento cominciò lo sfruttamento idroterapico, che nel secolo successivo diede vita a numerosi impianti termali e a una notevole espansione alberghiera. Nel 1873 Antonio Caregaro Negrin unificò le varie sorgenti al centro dell'abitato in un unico 'parco termale' dalla imponente architettura eclettica, purtroppo solo parzialmente recuperata dopo i bombardamenti dell'ultima guerra. Il loro ricordo sopravvive nelle attuali , l'insieme delle sorgenti Amara, Lelia, Lorgna, Lora, Nuova che costituisce attualmente il complesso idroterapico principale di Recoaro. A esse si aggiungono poi, a poca distanza, le Fonti Staccate (Aureliana, Capitello, Franco e Giuliana), formando un 'pacchetto' di offerte di cure termali - acque oligominerali, bagni, irrigazioni, inalazioni, fangature - di tutto rispetto.

La bellezza paesaggistica di Recoaro Terme e delle Piccole Dolomiti nasce dal felice incontro di geometrie opposte, il mondo verticale delle guglie dolomitiche si scontra con quello orizzontale degli altopiani della Lessinia, dei Sette Comuni e della grande pianura.
"Recoaro, come paesaggio, è una delle più belle esperienze; e questa bellezza io l'ho inseguita prodigandovi zelo e fatica. La bellezza della natura, come ogni altra bellezza, è gelosa, e vuole che si serva lei sola". Questo scriveva Nietzsche durante il suo soggiorno nell'estate del 1881.

Origine del nome
I primi nuclei insediativi stabili risalgono all'età medioevale, quando le popolazioni di origine "cimbra" discese da nord colonizzarono queste terre che ancor oggi rivelano, nel nome dei luoghi e in alcune consuetudini tramandate dalla tradizione, le loro antiche radici germaniche. Il termine "Requaro" è stato rilevato, nei documenti più antichi, nel 1327 e nel 1329. è molto probabile che la sua origine derivi dall'unione dei termini rech (rastrello o pali infissi a rastrello) e quar (che nel dialetto bavarese dei secoli XI e XII significava fioreta) per cui l'interpretazione che si può dare è "terreno melmoso con sassi". A conferma di questo, gli storici dicono che la zona del fondo valle era un tempo un terreno acquitrinoso e pieno di melma e sassi provenienti dal Rotolon (sorgente del torrente Agno). Il terreno venne poi bonificato dai primi abitanti della zona con briglie fatte di rastrelli e sassi per far defluire l'acqua.


Lo stemma di Recoaro Terme

Si deve a don Paolo Fracasso la scelta di dedicare al centro termale un emblema che tuttora figura nello stemma del Comune e che è il vistoso soggetto, riprodotto in dimensioni gigantesche, che apre la sfilata dei carri della Chiamata di Marzo. Come annota lo storico Giorgio Trivelli nella sua "Storia del territorio e delle genti di Recoaro", don Fracasso fu il primo arciprete di Recoaro; i suoi predecessori erano dei" rettori". Nominato arciprete nel 1654, fu uomo di non disprezzabile cultura, con una personalità forte e determinata, che diede una connotazione precisa a gran parte della vita della comunità locale nella seconda metà del Seicento, lasciando un'impronta sul piano religioso, sociale e culturale nella parrocchia a lui assegnata. Rimase a Recoaro per 43 anni; morì a 68 anni nel 1697. Nel muro a nord della casa canonica fece fissare l'immagine del gallo da lui scelto come simbolo di Recoaro "un po' a ricordo dell'antica fierezza cimbra dei fondatori del borgo - scrive il prof. Trivelli - un po' quale segno di speranza in un'alba portatrice di giorni migliori". Il gallo e raffigurato nell'atto del cantare; poggia le zampe su tre cime ed e sormontato da una corona araldica e da tre stelle. Sotto l'immagine collocata sul muro della canonica, don Paolo Fracasso fece scrivere questi versi rimati:

Il gallo vigilante in questa parte
come l'Augello di Marte
Fu da Paolo Fracasso
scelto dell'Alpi a custodire il Passo.

Durante la dominazione austriaca, fino al 1866, l'uso dello stemma fu proibito e sostituito con l'aquila bicipite degli Asburgo. A don Fracasso, inoltre, va il riconoscimento di aver intrapreso la registrazione dei nati, dei matrimoni e dei morti. Così avvenne, pochi anni dopo, anche per la parrocchia di Fongara, allora gestita da don Nicolo Campanaro. Nel 1663 a Recoaro risiedevano 2009 persone; 27 anni dopo il numero era salito a 2212. La figura del primo arciprete di Recoaro, don Paolo Fracasso, è legata anche al termalismo. Infatti, dopo che il conte Lelio Piovene prelevo il campione di acqua per farla analizzare e la inviò il 28 giugno 1689 allo speziale Giuseppe Stocchetti, che ne riscontrò caratteristiche peculiari, nello stesso anno, don Fracasso ospito in canonica una giovane donna affetta da fistola ulcerosa alla gola. Iniziava così, nello stesso anno della scoperta della fonte, che poi si chiamerà Lelia, il termalismo recoarese. Mentre la giovane paziente conseguiva i rimedi prodotti dall'acqua benefica, trovando alloggio in canonica, don Paolo Fracasso fu anche il primo "albergatore" di Recoaro.

Tratto da "La Chiamata di Marzo - Ciamàr Marso - Storia, folclore e tradizione di Recoaro Terme" di Luigi Centomo in collaborazione con l'Associazione Ciamàr Marso (2006).

 



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