Il Tabarro della Confraternita
Il Tabarro è un mantello tipico del Veneto e anticamente usato dagli abitanti del territorio di recoarese. | Le strisce bianche ricamate sul fronte richiamano la fioreta, l'ingrediente principale del nostro piatto. | I colletto è Verde Smeraldo per richiamare il colore predominante di Recoaro, chiamata anche la "Conca di Smeraldo". |
Gli alamari simboleggiano le Stelle Alpine, fiori tipici delle nostre montagne, le Piccole Dolomiti. | Il pon-pon che pende su retro richiama quello dei "Malghesi dei Rochi", il gruppo storico della Chiamata di Marzo. I malghesi sono gli antichi abitanti delle malghe. Il blu del cordoncino richiama il colore delle nostre acque curative. | Il Tabarro della Venerabile Confraternita dei Gnochi con la Fioreta di Recoaro Terme è stato realizzato dalla "Sartoria Nuvola" di Monica Nuvola di Recoaro Terme (VI) |
Il tabarro può essere definito come un ampio mantello rotondo, a ruota, lungo fino al polpaccio in tessuto pesante spesso reso impermeabile, con bavero e pellegrina. L'uso del termine è particolarmente diffuso nel Veneto risentendo della diretta influenza veneziana. Identificabile con il tabarro è il vecchio ferraiolo (ferariol in veneto).
L'origine del termine tabarro è molto incerta; chi lo fa derivare dal latino medioevale TABARRUS, chi invece dal francese antico TABART e chi ancora dal latino TABAE.
La sua origine è antica e nel tempo variarono molto le sue caratteristiche. Già nella Grecia antica troviamo in uso un indumento rettangolare che la gente portava utilizzando il tessuto così come usciva dal telaio casalingo. All'inizio aveva solo la funzione di riparare dal freddo e dalla pioggia. Anche gli Etruschi facevano gran uso di mantelli o cappe come la lacerna o la tabenna: erano indossate dai notabili o dal re.
Col tempo il mantello si allungò e dette origine alla toga romana (da tegere = coprire). Tale indumento era usato dai nobili e dai "cives romani". La "toga" aveva vari significati a seconda del colore: ad es. indossavano la "candida" gli aspiranti alle cariche pubbliche detti cosi "candidati". Spesso era agganciata sul davanti con un fermaglio quasi sempre d'oro che riluceva in mezzo al petto.
Nella feudalità c'erano diversi tipi di mantello secondo i gradi nobiliari e venivano fatti indossare dal cavaliere durante la cerimonia della sua investitura.
Nel 1300 il tabarro, con maniche ampie era portato da medici, magistrati, mercanti, ed ecclesiastici. Veniva indossato sotto il mantello.
Nel 1500 il tabarro assunse connotazioni diverse: ora viene descritto come un'elegante giacca con maniche aperta sul davanti portata ad esempio dagli scudieri del Doge. Oppure viene definito come un indumento di stoffa scadente detta griso con cappuccio e stretto in vita che portavano i "galeotti sforzati".
Poi l'indumento andò in disuso e per lungo tempo fu adoperato per lo più dai pastori: era di mezza lana o di lana sottoposta a follatura, in modo da renderla impermeabile.
E' il '700 il secolo del tabarro soprattutto nel Veneto. Esemplari perfettamente conservati si possono vedere al Museo Correr e a Palazzo Mocenigo a Venezia e nitidissime immagini si vedono in molti quadri raffiguranti la vita della città e dei suoi personaggi.
Nel primo '800 il tabarro era ancora di moda soprattutto per il gran freddo.
Nel meridione d'Italia, il tabarro nero e lungo era riservato a persone di grande considerazione. I popolani usavano quello grigio e marrone fatto di mezza lana e infeltrito. A Venezia portare il tabarro lungo e a ruota completa era come un punto d'arrivo per una persona.
Nel Novecento il tabarro è scomparso di fatto dalle città, definitivamente soppiantato dal più funzionale cappotto. Rimane largamente diffuso nelle campagne e nei piccoli centri, sulle spalle di tutti, notabili e contadini, almeno fino agli anni '50, nero e di panno pesante, impermeabile, ormai solo capo invernale.