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Recoaro e la Seconda Guerra Mondiale

Recoaro 20 aprile 1945: il bombardamento del Comando supremo tedesco in Italia

di Maurizio Dal Lago e Giorgio Trivelli

 

Venerdì 20 aprile 1945, 56° compleanno di Hitler, il generale Heinrich von Vietinghoff-Scheel dette l'ordine di attuare il piano "Nebbia autunnale", vale a dire il ripiegamento verso la "fortezza alpina" della 10ª e della 14ª armata, ormai semidistrutte dall'avanzata della 5ª armata americana e dall'8ª armata inglese nella Po Valley. Alle 12.43 di quel giorno egli uscì con il suo staff dal bunker di comando di Recoaro Terme per andare a mangiare: il menù prevedeva minestra di fagioli. Ma appena fuori gli venne incontro l'inferno: "Improvvisamente si udì il suono acuto delle sirene e subito dopo cominciò a cadere una grandinata di bombe. Una squadriglia di bombardieri, dopo aver volato dietro le montagne, piombò in volo verticale sulle nostre postazioni. In pochi minuti tutto finì. I bunker avevano tenuto, ma intorno si vedevano solo le macerie degli edifici e alberi sradicati. Le perdite umane furono numerose". I B-25J e i Mustang avevano portato a termine la loro missione.

Qui di seguito intendiamo spiegare le ragioni di quel bombardamento, come esso si svolse e quali furono le sue conseguenze sul fronte italiano.

Recoaro Terme

Protetta da alte montagne, Recoaro era strategicamente vicina sia alla valle dell'Adige (principale corridoio dei rifornimenti per il fronte e grande direttrice di un possibile ripiegamento verso nord), sia ai ministeri della Repubblica di Salò (dislocati tra il lago di Garda, Verona e Vicenza). Soprattutto da Recoaro si poteva raggiungere agevolmente la nuova linea del fronte, approntata dal Feldmaresciallo Albert Kesselring sulla dorsale degli Appennini (la "Linea gotica"). Infine la stazione termale, grazie ai suoi numerosi alberghi, poteva agevolmente accogliere le circa 1500 persone (generali, soldati, ausiliarie) che componevano lo Stato Maggiore del Comando Superiore Sud-ovest e del gruppo d’Armate C, senza dover evacuare i residenti. Per tutti questi motivi Kesselring la scelse come nuova sede del suo comando poco prima dell'offensiva angloamericana della primavera-estate del 1944, che portò alla liberazione di Roma e di Firenze.

Il Comando supremo Sud-ovest si trasferì quindi a Recoaro nel settembre del 1944 e vi rimase fino al 25 aprile 1945, dirigendo da qui tutta l'ultima fase della guerra.

L'operazione "Sunrise"

Dopo il fallimento dell'offensiva tedesca nelle Ardenne (dicembre 1944) le sorti della guerra in Europa erano definitivamente segnate. Lo stesso Hitler se ne rese conto e per questo dette ordine di fare terra bruciata sia in Germania sia nei paesi occupati. Se eseguito, l’ordine avrebbe causato la distruzione dell'apparato industriale dell'Italia del Nord.

Molte autorità tedesche, civili e militari, operanti in Italia compresero l'assurdità di tale ordine a guerra praticamente perduta. Ma capirono anche che esso dava loro in mano una carta importante, da giocarsi subito, con realismo e spregiudicatezza: infatti la salvezza delle industrie della Valle del Po nonché dei porti di Genova, Venezia e Trieste poteva diventare preziosa materia di trattativa e di scambio con gli alleati, con i quali si ricercarono subito intese segrete. Nacque così, ai primi di marzo del 1945, l'operazione "Sunrise", che ebbe come protagonisti da un lato il capo delle SS in Italia Karl Wolff e dall'altro Allen Dulles, dell'OSS operante in Svizzera. "Sunrise" avrebbe dovuto garantire la salvaguardia degli impianti produttivi e, contemporaneamente, provocare la resa anticipata delle truppe tedesche in Italia.

Wolff, per fare questo, aveva bisogno dell'assenso dei militari e in particolare del generale von Vietinghoff, che proprio il 10 marzo era subentrato a Kesselring nel comando del Gruppo d'Armate C. Il capo delle SS, pertanto, andò più volte a Recoaro per convincere von Vietinghoff della necessità della resa, soprattutto dopo il 9 aprile, quando iniziò l'offensiva finale alleata. I suoi sforzi, tuttavia, non approdarono a nulla. Von Vietinghoff, terrorizzato dalle possibili conseguenze del suo gesto, rifiutò di arrendersi (tuttavia, non dette l’ordine di fare terra bruciata nei territori occupati dalle sue truppe).

Poiché da Recoaro non veniva alcun segnale di resa, il 19 aprile gli alleati archiviarono l'operazione "Sunrise", tanto più che essi stavano ormai dilagando nella pianura padana ed erano a poche decine di km dallo stesso Quartier generale di von Vietinghoff.

Perché dunque trattare ancora? Infatti il giorno dopo, 20 aprile, il Quartier generale tedesco fu l'obbiettivo di un attacco aereo violentissimo, portato da trentasei aerei americani.

Il bombardamento

Il comando della 12ª MATAF già ai primi di ottobre del 1944 aveva ordinato di fare alcune ricognizioni aeree nei giorni 9, 12, 13 e 15 dello stesso mese. Esse furono effettuate dal 3° gruppo di ricognizione fotografica sopra il "Quartier Generale a Recoaro Terme – F 842833, nel raggio di due miglia". Si poterono così rilevare i dettagli logistici delle strutture e degli apparati di difesa predisposti da Kesselring nell'area delle Regie Fonti.

Infatti, proprio in previsione di incursioni aeree da parte degli anglo-americani, a partire dal luglio 1944 il complesso termale era stato oggetto di imponenti lavori di scavo e di fortificazione: i tedeschi avevano approntato una rete fitta e possente di bunker, ricoveri e trincee paraschegge, oltre a quattro gallerie lunghe complessivamente 450 metri. Il tutto era fornito di impianti elettrici, telefonici e telegrafici, che dovevano assicurare al quartier generale il massimo dell’efficienza nei collegamenti e nelle comunicazioni.

Gli americani, dunque, erano in possesso da tempo di tutte le informazioni per predisporre il piano di attacco nel modo più accurato.

La missione del 20 aprile fu portata a termine da due squadriglie di bombardieri B25-J "Mitchell" appartenenti alla MATAF (Mediterranean Allied Tactical Air Force).

La formazione di volo era composta da diciotto velivoli, divisi in tre box, che eseguirono sopra le Regie Fonti di Recoaro tre passaggi in rapida successione tra le 12,43 e le 12,44. Furono sganciate 135 bombe del tipo GP (General Purpose) da 500 libbre. Tutte caddero sugli edifici e sui bunker del Quartier generale tedesco che distavano solo qualche centinaio di metri in linea d'aria dal centro abitato, che non venne però mai colpito. In questo senso si trattò di una vera e propria operazione "chirurgica".

I B-25J decollarono dal campo di aviazione di Rimini Miramare tra le 11,25 e le 11,35 am. Appartenevano al 340° gruppo bombardieri medi costituito da quattro squadrons e inquadrato nel 57° stormo da bombardamento della MATAF. Sei velivoli formavano la squadriglia n. 487, gli altri dodici costituivano la n. 486.

La formazione era scortata da 18 caccia P-51 "Mustang", appartenenti al 31° gruppo caccia dell’USAAF in forza alla 15a Air Force,. I caccia decollarono dalla loro base di Mondolfo (Pesaro), appena a nord di Ancona.

Il punto-obiettivo della missione era identificato in codice con la sigla F-840830 corrispondente al "Quartier generale tedesco del Gruppo Armate ‘C’ a Recoaro Terme". Si trattava di un obiettivo insolito per i B-25J, che l’aviazione alleata impiegava in missioni contro ponti stradali e ferroviari, ossia contro opere strutturalmente e tecnicamente assai diverse dal complesso di edifici e manufatti del compendio termale di Recoaro.

Il volo in formazione durò all’incirca un’ora e un quarto e seguì una rotta sud-nord che passava sopra Ferrara, Legnago, San Bonifacio e Thiene, a una quota costante compresa tra i 10.000 e i 10.600 piedi: Le condizioni meteorologiche erano soddisfacenti, con cielo terso e buona visibilità, nonostante alcuni tratti di foschia presenti al livello del suolo. Sopra Thiene ( a nord di Vicenza) una stretta virata a sinistra, in direzione ovest, diede il via alla rapida discesa verso l’obiettivo. Il box di testa, ossia la sezione formata dai primi sei aerei della squadriglia di dodici, sorvolò la zona sud delle Fonti. Il secondo box (gli altri sei aerei dei dodici) sorvolò la parte centrale del bersaglio. A questo punto le bombe sganciate erano già 87. Con il terzo passaggio, compiuto a distanza di pochi secondi sulla zona nord delle Fonti dai sei bombardieri della squadriglia n. 487, furono centrati alcuni edifici chiave e parte delle difese antiaeree.

I tedeschi furono colti completamente di sorpresa dall’incursione dei B-25J e dovettero lamentare, come ricordato all’inizio, numerose perdite (i documenti indicano un minimo di tre morti e un massimo di 50/60. Quelli accertati furono 11). Anche le vittime tra i civili furono molte, perché 17 operai italiani rimasero sepolti all'interno di una galleria che stavano scavando vicino al bunker del Comando tedesco. Morirono anche altri tre civili. Complessivamente le vittime accertate furono 31.

Il risultato della missione dal punto di vista tattico e operativo fu giudicato dagli americani decisamente positivo, avendo martellato "sei o sette costruzioni vitali, il covo del colonnello generale von Vietinghoff e del suo stato maggiore operativo e d’informazione".

Da parte tedesca, invece, si constatò che i bunker strategici erano rimasti praticamente intatti mentre danni assai gravi erano stati inferti a tutte le altre strutture delle Fonti recoaresi, costringendo lo Stato maggiore a ridislocare molti suoi uffici nei centri vicini.

Domenica 22 aprile 1945: la "conferenza di Recoaro"

Ma anche di fronte a questo durissimo "messaggio" degli alleati von Vietinghoff non dette segno di volersi arrendere. Non così Wolff che giocò il tutto per tutto per riprendere il filo dei contatti con gli angloamericani. Infatti egli arrivò a Recoaro alle 10am di domenica 22 aprile insieme con l'ambasciatore Rudolph Rahn e con il Gauleiter del Tirolo Franz Hofer per convincere il Comandante in capo della inevitabilità della resa.

Vietinghoff dovette riconoscere che la situazione era disperata. Ma, ancora una volta, non volle assumersi la responsabilità della decisione finale e lasciò che fossero gli altri ad esporsi per primi.

Naturalmente Wolff e Rahn dichiararono subito che era del tutto insensato continuare a combattere. Su questo punto concordava lo stesso Hofer che però insisteva nel porre "condizioni" politiche, quali l'incorporamento del Tirolo meridionale nella futura Federazione statale austriaca e la garanzia che i confini dello stato austriaco sarebbero stati quelli del 1938.

Wolff spiegò che gli Alleati non avrebbero accettato "in nessunissimo caso richieste politiche di qualsivoglia tipo nel contesto delle trattative". L'intervento di Wolff irritò e irrigidì Hofer che subordinò ogni cosa all'accettazione delle sue condizioni. Si era ad un punto morto e, cosa ancora più pericolosa, Hofer poteva abbandonare la riunione e rivelare tutto a Hitler. Consapevoli del rischio che stavano correndo, Wolff e gli altri alla fine si impegnarono ad appoggiare presso gli alleati le richieste del Gauleiter, che dette quindi il proprio assenso alla resa.

Di fronte a questo fronte compatto von Vietinghoff alla fine cedette. Così a Recoarole massime autorità civili e militari tedesche operanti in Italia decisero all’unanimità di deporre le armi. Erano le 7.25 pm di domenica 22 aprile.

Anche se dovettero passare sette giorni perché l’atto di resa fosse ufficialmente firmato a Caserta, si può affermare che forse mai un bombardamento di B-25J ottenne così tanto in così poco tempo. Infatti il gruppo d’Armate C fu il primo ad arrendersi in Europa, dove le armi tacquero solo il 9 maggio 1945.

http://www.dallago.vi.it

 

Gli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale in Italia

Aprile 1945: la Linea Gotica viene sfondata dal 15° Gruppo d'Armate e le truppe alleate dilagano nella pianura Padana. 22 aprile: a Recoaro Terme, nel Vicentino, i maggiori esponenti politici e militari tedeschi operanti in Italia decidono, all'insaputa di Hitler, la resa del Gruppo d'Armate C e l'invio di plenipotenziari a Caserta per la firma della capitolazione. 2 maggio: la 10ª e la 14ª Armata tedesche depongono le armi di fronte alla 5ª Armata americana e all'8ª Armata britannica. Nel mezzo, dieci giorni di combattimenti accaniti vedono agitarsi sul suolo del Veneto, tra ritirate disperate e avanzate rabbiose, tra imboscate dei partigiani e feroci rappresaglie sulla popolazione civile, un groviglio di centinaia di migliaia di uomini, mezzi, armi, animali, feriti, cadaveri.

Tratto da "Dieci giorni di guerra" di Luca Valente

(http://www.lucavalente.it)

Per approfondire gli argomenti sopra trattati è disponibile il seguente materiale letterario:

"1945 : la fine della guerra nella valle dell'Agno" di Maurizio Dal Lago e Giorgio Trivelli

"Recoaro 1945 : la resa delle armate tedesche in Italia" di Maurizio Dal Lago, Giorgio Trivelli e Giuseppe Versolato

 


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