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Recoaro Terme

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La Chiesa Arcipretale di S. Antonio Abate

 

Dopo la demolizione della precedente antica parrocchiale, per dare fine a una vicenda che durava da oltre un secolo, la Curia di Vicenza, su indicazione dell'arciprete nominato di fresco, don Davide Casarotto, e del sindaco ing. Pietro Maltauro, titolare dell'impresa che costruì la Chiesa, decise di realizzare il nuovo tempio per Recoaro facendolo scaturire dal primo concorso nazionale del dopoguerra, promosso dalla Commissione Pontificia di Arte Sacra di Roma.

Alla "tenzone progettuale" parteciparono ben 97 professionisti architetti e ingegneri di tutta Italia. Dalla prima gara uscì un gruppo di 5 architetti bolognesi e romani, che vennero invitati ad una seconda e definitiva prova progettuale, che si concluse con la scelta di Giuseppe Vaccaro, architetto bolognese - già famoso - vincitore del concorso ed esecutore della nuova Chiesa per Recoaro. Lo stesso Vaccaro scelse invece, per il Campanile, il progetto dell'amico Roisecco (2° classificato nel concorso).

I lavori iniziarono nella primavera del 1950 e la Chiesa fu inaugurata, a tempo di record, il 30 marzo 1952 e resa agibile per la comunità fin da subito, nonostante mancassero molte finiture.

Il tema "chiesa" è sempre stato difficilissimo, tema che solo i grandi maestri sono riusciti e riescono a svolgere e portare a compimento degnamente. Devono conciliarsi armonicamente varie caratteristiche: bellezza, semplicità e funzionalità, solennità e richiamo al raccoglimento e alla preghiera. Uomini di Chiesa, artisti e critici d'arte d'Italia e d'Europa ed americani, in vari studi e riviste, hanno espresso molti apprezzamenti per la nostra Chiesa, che è considerata una delle più riuscite della seconda metà del '900.

È una Chiesa "solare", che si inquadra con la maestà delle montagne e chiude e fa bella una piazza ora splendidamente pavimentata. Sembra una nave da crociera, con gli "oblò" in serie che danno luce discreta alla navata; assomiglia, nel coperto, alla Basilica palladiana di Vicenza e a S. Stefano in Venezia; così come assomiglia nella facciata policroma (con riquadri di marmo bianco e rosso), al Palazzo Ducale e altre facciate di veneta memoria. La facciata nasconde la volta ed è coronata e nobilitata da un non lezioso profilo di pietre bianche a forma di diamante; quella sommitale porta la croce di ferro e rappresenta il Cristo, al centro delle altre dodici, che rappresentano gli apostoli all'ultima cena.

Nella Chiesa del Vaccaro non c'è nulla che non sia "funzionale"; l'interno è mistico e suggestivo come una chiesa romanica e allo stesso tempo attuale, cioè rispondente alle esigenze di chiarezza e di sincerità caratteristiche di una opera d'arte contemporanea. La nostra Chiesa, nella pianta, si avvicina a quelle di tipo basilicale; è a una navata, affiancata da una pseudo-navata composta da cinque cappelle, senza divisori, di modo che i fedeli da ogni punto della Chiesa possono godere la vista dell'altar maggiore, posto nel presbiterio, sopraelevato da soli tre gradini. al centro dell'abside semiesagonale. Una cascata di luce, proveniente dall'alta apertura dell'abside, inonda il catino dell'area dell'altare. Inoltre, da tutta la chiesa e in modo speciale dalla "cantoria", che è sopra il nartece della porta centrale, si gode la splendida visione dell'imponente mosaico del Cadorin, che sovrasta, sospeso, l'altar maggiore, e raffigura il Signore Gesù crocefisso, non abbandonato alla morte, ma vivente ancora e sempre accogliente e misericordioso.

Tutta la Chiesa è rivestita da lastre rettangolari sovrapposte ad intervalli ricorrenti di diverse misure, in marmo "Chiarofonte" di varie gradazioni.

Nella parete di fondo vi è la porta d'ingresso, che dà sul "nartece" (atrio) e sopra questo trovano posto l'organo e la cantoria.

Alzando gli occhi si resta impressionati dalla geniale soluzione della "volta", gettata a botte, leggermente ogivata, che copre maestosamente l'aula e aumenta esponenzialmente la profondità della Chiesa; splendida invenzione, suggestiva come concetto e come realizzazione, dal punto di vista mistico, artistico e strutturale. E costituita da una serie di archi o "costole" semiellittici a "spinta eliminata", sui quali poggia la volta a "guscio d'uovo", Vaccaro, applicando in questo genere di coperto il principio tecnico della "volta sottile", ha reso poetico anche l'aspetto strutturale, Per il pavimento della navata venne adottata una composizione a fasce orizzontali alternate di marmo bianco e verde. La scelta del materiale fu assai lunga e ponderata, finché vennero scelti il bianco "Botticino" e il verde "Serpentino", forniti dalla ditta "Marmi Vicentini" di Chiampo. La soluzione a fasce rende mobile e ritmica l'ampia superficie.

 

VISITANDO LE "OPERE D'ARTE" CHE LA DECORANO

Entrando dalla porta di sinistra, una cancellata alla parete segna l'accesso al Battistero, a forma esagonale, al centro del quale s'erge il "Sacro Fonte", pure esagonale, coperto da una paratia in rame battuto, opera di Angelo Perlotto e figli, sovrastato da una splendida statuina del Battista, opera giovanile dell'artista veneto Pino Castagna.

A metà Chiesa, c'è un atrio fuoriuscente, chiuso da una grande vetrata a colori , che racconta il "Martirio di S. Giuliana", opera del pittore originario di Schio Giorgio Scalco.

Ancora sulla parete sinistra, sul confine tra navata ed abside, si trova il grande affresco di Giorgio Scalco, che rappresenta le "Tentazioni di S. Antonio Abate".

In un secondo tempo il pittore vicentino ha realizzato - su invito dell'arch. Vaccaro - i tre grandi quadri sugli altari laterali, che rappresentano, con disegno e colori molto efficaci: S. Antonio di Padova, la Madonna col Bambino e S. Giuseppe Artigiano.

Sulla parete sinistra e su quella di fondo sono poste le 14 stazioni della "Via Crucis" del grande scultore Luciano Minguzzi. È l'unica opera di Minguzzi in terracotta (è bene ricordare che il celebre scultore, nello stesso periodo in cui lavorava per la nostra Chiesa, stava eseguendo la quinta porta di bronzo del Duomo di Milano).

Dall'interno, guardando sopra la porta maggiore, si ammira il finestrone (reinterpretazione originale del "rosone" romanico-gotico) chiuso con lastre di vetro verdone, che lascia intravedere la silouette del gruppo bronzeo "Incoronazione di Maria", opera di Marcello Mascherini.

 

LA CAPPELLINA E LE OPERE

Dalla parte destra della Chiesa, alla fine della navatella laterale, si accede alla "Cappella-Oratorio" progettata dall' architetto romano Furio Fasolo (3° classificato al concorso nazionale del '49). La "Cappellina", dedicata al S. Crocefisso, come risulta da una lettera di mons. Davide Casarotto al Vescovo Zinato, (12 novembre 1956), donata nel la costruzione e nell'arricchimento artistico dalla famiglia del comm. Giuseppe Maltauro, è stata inaugurata il 17 novembre 1956.

La forma ottagonale, non regolare, richiama le otto beatitudini. In essa sono presenti opere di Bruno Vedovato: un "Crocefisso" molto espressivo, un "Angelo" e una "Madonna annunziata", statue lignee scolpite su pezzi di trave provenienti dalla copertura, demolita dalle bombe, della Basilica palladiana di Vicenza. Sul timpano esterno della Cappellina campeggia un gruppo di pietra di Vicenza, che rappresenta la "Madonna in trono con il Bambino Gesù", di B. Vedovato.

                          

Tratto dal volume "Itinerario turistico-religioso n°3" a cura delle Comunità cristiane della Conca di Smeraldo.

 

 


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